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Giovanni Battista Pergolesi

Biografia e opere

Giovanni Battista Pergolesi è uno fra i più importanti compositori italiani. La biografia che segue è una nostra rielaborazione del materiale già presente sul web (e non solo).

 



 

E’ nato a Jesi in provincia di Ancona (nelle Marche) nel 1710. Il suo cognome originale era Draghi, ma col tempo il soprannome Pergolesi (che derivava dalle origini del nonno, nato a Pergola) divenne di uso comune per designare la sua famiglia. Il padre era un amministratore statale e quindi la sua gioventù fu relativamente agiata.

Le prime lezioni di organo e violino le ricevette quando era bambino da due sacerdoti e da un marchese del luogo. In seguito si occuparono della sua formazione il maestro della cappella comunale F. Mondini e quello del Duomo F. Santi. Essi videro in lui un grande talento, un bambino prodigio.

Dall’età di 15 anni prosegui gli studi a Napoli nel “Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo”, dove entrò grazie all’interessamento del vescovo di Larino e Carlo Maria Pianetti. In particolare studiò composizione con alcuni dei più celebri autori della Scuola musicale napoletana, come Francesco Durante e Gaetano Greco. Nel Settecento importanti artisti napoletani avevano portato con successo lo stile musicale napoletano nelle corti di tutta Europa, tanto che qualche scrittore osava definire Napoli come “la capitale mondiale della musica”.

In virtù del suo talento come violinista, Pergolesi fu nominato nel 1729 capo paranza dell'orchestra del conservatorio (una sorta di primo violino). Si diplomò a 21 anni (1731), componendo - come saggio finale - l’oratorio sul dramma sacro "Li prodigi della Divina Grazia nella conversione e morte di S. Guglielmo duca d’Aquitania", nel quale inserì una nuova ed irresistibile vena comica.

Nell'ultimo anno di studi aveva già composto alcune altre opere di pregio come “La fenice sul rogo, ovvero la morte di San Giuseppe”, una Messa in Re e “Sallustia” (messa in scena 2 anni dopo), che gli diedero una certa fama e lo posero nel novero dei più promettenti giovani compositori napoletani.

Proprio per questa notorietà, al termine degli studi fu assunto dal Principe Stigliano Colonna (appartenente al ramo napoletano della nota famiglia nobile), con l'incarico di maestro di cappella; godeva inoltre della protezione dell'influente Duca di Maddaloni. Nel 1733 musicò “Il prigioniero superbo” e nel 1735 ricevette un posto ufficiale nella Cappella regia, quale organista soprannumerario; forse per essa compose l'ultimo dei suoi due "Salve Regina" in Do minore.

Le caratteristiche originali della musica pergolesiana sono la dolcezza e la malinconia che traspaiono dalla creazione melodica. Compose opere serie e opere buffe, intermezzi, oratori, cantate, musica sacra e musica strumentale. La fama suprema gli fu data da "La serva padrona" e dallo "Stabat Mater". In particolare "La serva padrona" è il capolavoro teatrale comico, che divenne in seguito il modello di questo genere musicale, seguito poi da musicisti quali Mozart e Rossini.

Purtroppo Pergolesi sin da fanciullo fu di salute delicatissima: minato dalla tisi, fu anche colpito dalla poliomelite che gli offese una gamba. Nel 1735 sentendo diminuire continuamente le proprie forze, lasciò ogni attività e si ritirò a Pozzuoli nel convento dei frati Cappuccini dove finì - pochi giorni prima di morire - l'inarrivabile  "Stabat mater" per 2 voci femminili e archi.  Morì a soli 26 anni (1736) di tubercolosi e fu sepolto in una fossa comune come più tardi accadrà a Vivaldi ed a Mozart.

Se in vita, nonostante i numerosi riconoscimenti, la fama di Pergolesi era strettamente limitata all'ambiente musicale napoletano e romano, non deve sorprendere che questa figura di compositore, morto giovanissimo con una parabola artistica di soli cinque anni e tuttavia in grado di lasciare una manciata di composizioni indimenticabili, abbia potuto suggestionare poeti ed artisti che, nel corso dell'Ottocento, ne reinterpretarono la figura in chiave romantica. Tuttavia già alla metà del Settecento era immensamente più noto di quanto non fosse stato in vita: le numerose stampe delle sue composizioni iniziarono a viaggiare in tutta Europa, interessando autori minori o anche di rango elevato come Johann Sebastian Bach. La scarsità di informazioni tangibili sulla sua vita e sulle sue opere fece proliferare fantasiosi aneddoti di ogni tipo: si insinuò persino il dubbio che la sua tragica fine non fosse dovuta a cause naturali, ma all'avvelenamento da parte di musicisti invidiosi del suo talento; gli furono attribuiti una bellezza apollinea e numerosi tragici amori.

Proprio a causa di tale straordinaria fama il suo catalogo di opere ha subito un curioso destino: nel corso del Settecento e dell’Ottocento si diffuse la prassi di pubblicare a suo nome - con fini speculativi - qualunque spartito avesse lo stile musicale della Scuola musicale napoletana. Questo portò a contare oltre 500 composizioni nel catalogo informale delle sue opere. La più recente critica musicale ha ridotto a meno di 50 le composizioni di Pergolesi, e fra queste solo 28 sono i lavori la cui paternità è considerata indiscutibile. Tuttora rimangono seri dubbi sull'attribuzione di alcuni dei suoi lavori, anche fra i più noti, come il “Salve Regina” in Fa, o l'oratorio “La Fenice sul rogo” e diverse edizioni musicali e discografiche tuttora perpetrano queste incertezze sulla paternità di diverse composizioni, pubblicando a suo nome lavori che sono stati sicuramente prodotti da altri autori.

Al contrario dei lavori di altri compositori suoi contemporanei, la musica di Pergolesi gode tuttora di vasta popolarità ed è frequentemente eseguita nei teatri e nelle sale da concerto.

 

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